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burro vegan autoprodotto

15 Nov
burro_vegan_autoprodottoDurante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco.
“Cosa credi di fare!” Gli chiese il leone.
“Vado a spegnere l’incendio!” Rispose il piccolo volatile.
“Con una goccia d’acqua?” Disse il leone con un sogghigno di irrisione.
Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: ”Io faccio la mia parte!”

La mia scelta di diventare vegan, ovvero eliminare qualunque alimento di origine animale, è nata da una motivazione prevalentemente etica, più che salutista.

Da qui, ne sono venute poi col tempo altre riflessioni, tra cui il desiderio di seguire uno stile di vita più sano, e questo ha rafforzato ulteriormente la mia scelta veg.

Allo stesso modo la mia attenzione a evitare prodotti che prevedono l’impiego di olio di palma è nata da una motivazione prima etica e poi legata alla salute.

Ma come, l’olio di palma è vegetale, pensavo, com’è possibile che non sia vegan?

Ecco. Per un approfondimento ben fatto, cari aficionados, vi rimando al sito di Greenpeace, che da tempo porta avanti campagne di informazione e sensibilizzazione per vietare l’impiego di questo olio.

Vi basti qui sapere che purtroppo questo olio è dannosissimo per l’ambiente, gli animali e per la nostra salute, e purtroppo al momento è largamente utilizzato, soprattutto negli alimenti confezionati, dove spesso è indicato con un generico ‘olii vegetali’ o ‘grassi vegetali’, perchè al momento non esiste l’obbligo di dichiararlo.

Uno dei prodotti in cui viene impiegato e spesso cammuffato sotto altre diciture è la margarina o burro vegetale.

Al momento in commercio non ne esistono senza olio di palma, a parte uno difficile da trovare e piuttosto caro.

Non sono mai stata una grande consumatrice di burro quando ero onnivora; infatti ho sempre preferito l’olio extra vergine di oliva per i condimenti, meglio se usato a crudo. Da quando sono vegan, quindi, non ho sentito la mancanza del burro, tranne qualche eccezione, per esempio alcuni dolci in cui il suo uso in effetti fa una bella differenza.

Ho pensato quindi di provare ad autoprodurlo, e devo dire che il risultato è ottimo, e oltretutto è facilissimo da ottenere.

La ricetta originale è di Bryanna Clark Gronan, autrice di numerose pubblicazioni vegan, tra cui World Vegan Feast.

Ho rivisitato questa ricetta con due piccole modifiche: non ho usato olio di canola, ma quello di soia, e non ho usato la  xanthan gum.

burro_vegan_balenavolanteINGREDIENTI (per un panetto da 350 gr)

– 1 litro di latte di soia naturale (non addizionato con zucchero o altro);

– 4 cucchiai di aceto di mele;

– mezzo cucchiaino di sale;

-150 gr di olio di cocco;

-2 cucchiai di olio di soia;

-1 cucchiano di lecitina di soia

Ho messo il latte di soia in una pentola sul fuoco, quando è arrivato alla temperatura di 80°C (ovvero prima dell’ebollizione, quando sulla superficie del latte vediamo delle micro-bollicine) ho spento il fuoco e aggiunto l’aceto di mele. Subito si sono formati i fiocchi; ovvero il latte ha cominciato a cagliare.

L’ho messo a scolare in uno scolapasta rivestito con un canovaccio, per separare i fiocchi dal siero, e sciacquato i fiocchi rimasti nel canovaccio con dell’acqua fredda per eliminare un po’ del retrogusto di aceto.

In un contenitore a bordi alti, idoneo a immergere il frullino, ho messo la lecitina, sciolta in un cucchiaino di acqua tiepida, l’olio di cocco, l’olio di soia, il sale e il latte di soia cagliato. A questo punto ho frullato finchè non si è formata una crema della stessa consistenza e cremosità di una panna vegetale.

Ho versato il composto in un recipiente rettangolare, per dargli la caratteristica forma da ‘panetto’ e messo in frigorifero a solidificarsi per 6 ore circa.

Il burro così ottenuto può essere usato per dolci e preparazioni che lo richiedano.

E gli oranghi possono dormire tranquilli.. 🙂

burro vegan

muffin ai mirtilli e yougurt di soia

17 Lug

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.muffin vegan

Non importa dove si trova, com’è fatta: purchè sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco tradizionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.

Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.

Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare.

Kitchen, Banana Yoshimoto

Ma quanto mi ci ritrovo in questa descrizione, che poi è l’introduzione di uno dei libri delle autrici che più amo, Banana Yoshimoto?

La cucina.. mon amour!

Sarà forse per questo mio amore incondizionato per la cucina che oggi, 38°C all’ombra, me ne sto qui, forno acceso e temperatura vulcaniana, a preparare dei muffin ai mirtilli. In ciabatte e tenuta da spiaggia, ma pur sempre attaccata a un forno acceso. Mentre molti cercano vie di fuga dall’afa, qualcuno al mare, altri in procinto di fare le valigie o piantati in un ufficio con condizionatore appalla.. (mi fermo qui! E’ che da sempre, fin da piccola, mi piace fantasticare su cosa fa tutta l’altra gente proprio nel momento in cui sono intenta a fare qualcosa!).. beh dicevo, io mi godo la mia cucina, con  aria tutta soddisfatta, un nuovo libro iniziato da poco, che mi ha già catturato, aperto sul tavolo ( Il grande Boh! di Jovanotti ) e intanto tengo d’occhio col naso la cottura di questi dolcetti..

I gatti mi hanno guardata con un certo disappunto e, credo un po’ perplessi, se ne sono andati fuori al fresco, lasciandomi libera di gustare questo momento perfetto, di estasi culinaria mista a rapimento mistico letterario..

Un dolce appena sfornato e un buon libro appena aperto, ecco una di quelle cose semplici che mi fanno proprio felice!

INGREDIENTI (per 16 mini-muffin)

– 250 gr di mirtilli;

-250 gr di farina di kamut;

-100 gr di burro di soia (meglio se autoprodotto);

-250 gr di yougurt di soia al naturale;

-150 gr di sciroppo di riso;

-2 cucchiaini di cremortartaro

Ho amalgamato tutti gli ingredienti, tranne i mirtilli. Nel frattempo ho acceso il forno a 200°C. Da ultimo ho aggiunto i mirtilli all’impasto, facendo attenzione a non romperli. Ho unto con del burro di soia gli stampini da muffin e messo dentro l’impasto (l’ideale è che fuoriesca di circa 1cm dalla formina, per assumere, a cottura ultimata e con queste dosi, la caratteristica forma muffiniana).

Dopo circa mezz’ora erano pronti. Li ho fatti raffreddare e poi sgusciati fuori dalle formine e messi nei contenitori plissettati di carta.

muffin mirtilli

biscotti vegan (gli scacciapaturnie) al kamut e cioccolato fondente, intervista e premio Liebster Award!

7 Nov

biscotti_vegan_kamutIo vado pazza per Tiffany. Specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie.”

“Vuol dire quando è triste?”

“No, uno è triste perchè si accorge che sta ingrassando , o perchè piove. Ma è diverso. Le paturnie sono orribili: è come un’improvvisa paura non si sa di che…”

Colazione da Tiffany

Un trillo sul telefono mi avvisa che è arrivato un messaggio. Mi trascino pigramente a leggere, in tenuta da scazzo cosmico, con le mie ciabattone di peluches irriconoscibili per la quantità di pelo di cui sono ricoperte (con tre gatti e un cane ogni cosa è ricoperta da una spessa moquette pelosa e ho ormai abbandonato da tempo l’immagine della casalinga perfetta), calze spaiate una a righe e l’altra a cuoricini e maglia messa su a rovescio con etichetta a penzoloni.. ehmbè, voi che avete da guardare?! Sgrunt.

“Ciao. Ho preso giornata di ferie. Ti va di venire da me a cucinare delle brioches vegane?”

E’ la mia amica Karen Brigitta Boscolo Jones. Abita a due isolati da qui. E mi propone di cucinare insieme. Mi ero ripromessa di starmene bella rintanata a crogliolarmi nelle mie paturnie, tenermele strette addosso come una copertina.. e invece no! Davanti a un messaggio così, nemmeno finisco di leggere che già inforco le scarpe da tennis e corro a fare la spesa.  Le calze e la maglia possono andar bene come sono, e voi cheavetedaguardare?!

Ridendo tra me e me, penso che se mi avessero proposto una QUALUNQUE  altra cosa, non avrei ceduto con altrettanta facilità!

Dopo due ore di spesa mi trovo dalla mia amica, che oltretutto è fotografa. Decidiamo di preparare le brioches vegan, poi prese dall’euforia ci scappa la mano e decidiamo di fare anche una crostata di frutta. E della  crema pasticcera. E dei biscotti con gocce di cioccolato. Tutto vegan 😉

Trascorreremo in tutto S E I ore o poco più tra i fornelli, accompagnate da tisane fumanti, con le mani in pasta e l’attesa che queste benedette brioches lievitino (!!!).

S E I ore volate in un soffio. Io che cucino, Karen Brigitta fotografa, ognuna persa nel suo mondo, ognuna col suo perchè.

Cooking therapy.

Voglio condividere con voi la ricetta dei biscotti, che da oggi per me sono battezzati gliscacciapaturnie. Sono facilissimi da fare, quindi se anche è un giorno svogliato, sappiate che ci metterete poco tempo. E verranno maledettamente buoni. Nelle giornate un po’ balorde, vi risolleveranno l’umore che neanche con un montacarichi..

INGREDIENTI

150 gr farina kamut;

75 gr burro di soia autoprodotto;

30 ml latte di riso;

4 cucchiai di zucchero grezzo di canna;

2 cucchiaini rasi di cremortartaro o lievito per dolci;

la scorza grattuggiata di un limone bio;

1 pizzico di sale;

due manciate generose di gocce di cioccolato fondente

Ho mescolato tra loro gli ingredienti formando una palla, che ho lasciato riposare per circa 1 ora.

Ho acceso il forno a 180°C. E nel frattempo, trascorsa l’ora, ho steso l’impasto col mattarello, mantenendo uno spessore di circa 1 cm. Con delle formine per biscotti ( va bene anche il  bordo di una tazzina), ho dato forma ai biscotti e infornati per circa 15-20 minuti.

Profumino di biscotti per casa.. angoli della bocca che tendono verso l’alto.. E le paturnie.. puff!

biscotti_vegan_balenavolanteEh, ma che succede.. sei ancora qui? Di solito la balena volante finisce la ricetta e subito svolazza via.. ma oggi no, non poteva essere una giornata come tutte le altre, e nemmeno questo post vuole esserlo!

Qualche giorno fa a un appuntamento di lavoro, una cliente mai vista prima mi guarda e dice, con aria sinceramente sorpresa, ma lei è un’acciuga volante, non una balena!
Ecco, scopro così che molti pensano che balena sia riferito alla mia stazza!

Beh, sicuramente il mio interno coscia non è dei più tonici, vista anche la passione per la cucina, ma da qui alla balena..

Se qualcuno avesse piacere di conoscere un po’ di più della balenavolante, ne approfitto per segnalare questa intervista uscita qualche giorno fa su Tribù golosa, in cui racconto di me e del blog, e di cui segnalo il link:

http://www.tribugolosa.com/user-fwXVcz-intervista.htm

Settimana ricca di sorprese, questa, grazie anche a Serenella, di www.enjoylifeblog.com, blog che mi piace seguire e che vi invito a visitare, che mi ha assegnato un graditissimo premio, il Liebster Award!

Liebster blog awardRispondo così alle 11 domande che Serenella mi ha fatto, e che rigiro ai blog da me premiati.

1) Qual’è il tuo libro preferito, quello che rileggeresti all’infinito?

In ogni caso nessun rimorso, di Pino Cacucci

2) Qual’è l’aforisma o la frase che più ti piace e rappresenta quello che pensi?

L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.” Eduardo Galeano.

3) Qual’è il tuo film preferito, quello che ha un po’ cambiato la tua vita?

Il cielo sopra Berlino, di Wenders.

4) Qual’è stato il tuo primo post?

La recensione di un libro per l’infanzia in cui si parla di Rosa Parks, edito da Orecchioacerbo.

5) Qual’è la tua città preferita nel mondo, quella dove vorresti vivere?

Quella dove c’è la mia famiglia, gli affetti.

6) Qual’è il tuo sogno più importante da realizzare?

Eh, ma a dirlo poi non vale!

7) Qual’è il viaggio che sogni di fare e ancora non hai fatto?

Quello che sto per fare, tra 1 mese.. direzione India!

8) Qual’è stato il tuo primo animale e come si chiamava?

Una capretta, Chicca.

9) Qual’è la tentazione alla quale proprio non sai resistere?

Addentare il pane appena sfornato.

10) Qual’è la cosa che proprio non sopporti?

La prevaricazione dei più deboli.

11) Qual’è la cosa che più ti rilassa?

Le fusa dei miei gatti.

Le risposte a queste 11 domande sono 11 cose che parlano di me 😉

I blog da me premiati, in ordine casuale, sono:

1) http://baludelicious.blogspot.it;

2) http://www.myshabbystyle.blogspot.it/;

3) http://www.iburnthings.blogspot.it;

4) http://ilpettirossointollerante.com/;

5) http://cucinaverdedolcesalata.blogspot.it;

6) http://ilcibochecura.blogspot.it/;

7) http://ecovegamente.wordpress.com;

8) http://parolevegetali.blogspot.it;

9) http://saporedimamma.wordpress.com/

10) http://aromantiche.wordpress.com/home-2/
 
11) http://broccolocarota.wordpress.com/

Le regole per ritirare questo premio sono un po’ impegnative, ma anche divertenti…
Capirò comunque chi non avrà voglia o tempo per attenersi alla procedura, nessuno deve sentirsi obbligato, ma farlo solo se ne ha piacere, come è stato per me 🙂
Quindi ecco le regole:

  1. Ringraziare il blog che ti ha nominato e assegnato il premio;
  2. Rispondere alle 11 domande richieste dal blog(ger) che ti ha nominato;
  3. Scrivere 11 cose che parlano di te;
  4. Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 followers;
  5. Formulare le tue 11 domande per il/la blogger che nominerai;
  6. Informare i/le blogger del premio assegnato.

E ora corro a portarvi il premio! Pistaaaaaa!!!!!!

crostata vegan ai mirtilli

4 Set

crema pasticcera veganUna vita – qualsiasi- si riassume in una serie di avvenimenti speciali, di punti e a capo. Punti che, per quanto tempo passi, rimangono intatti nella memoria, indelebili fino all’ultimo giorno.

Di solito non sono eventi trascendentali ma momenti comuni, insignificanti per chiunque altro  ma fondamentali per noi stessi: il primo ‘ti amo’, la morte di un parente o di una persona cara, la frontiera che si innalza la prima volta che diamo del ‘lei’, l’incontrollabile tremito delle gambe subito dopo un incidente, le notti passate in ospedale a promettere cose a un dio che poi dimentichi, il primo bacio sulle labbra o il primo in bocca – non è mai lo stesso -, il peggior litigio con il tuo migliore amico, veder sorgere il sole, la cicatrice più grande che hai sul corpo..

Eloy Moreno, Ricomincio da te

Inizia così uno dei libri che mi ha accompagnato in questa estate arrivata ormai quasi agli sgoccioli.. dopo averlo letto mi sono persa a seguire il filo dei miei momenti speciali, quelli che restano lì, indelebili nella memoria.. del resto sono fatta così, adoro crogiolarmi in un mondo tutto mio, fatto a volte anche di ricordi che assumono fattezze a dir poco mitologiche.. come in Big Fish insomma.. un viaggio tra situazioni apparentemente insignificanti eppure tanto eccezionali da definire tutto il resto!! Ho in mente un Natale per esempio, i nonni che mi regalano un set di pentoline, tazzine e bicchieri e i primi tentativi ai fornelli.. per finta, chiaro, ma per me, a 6 anni, era tutto così reale!! E.. vabbeh, mi fermo subito, non è il caso di ripercorrere TUTTA la mia vita fin qui 🙂

Però però.. chissà se tra questi ricordi ci sarà anche il pomeriggio dell’altro giorno, musica dei Queen, a preparare un dolce insieme al mio compagno e, ovviamente, ai nostri tre gatti (ma com’è che stanno sempre appiccicati, anche con questo caldo!!!) e Medora (il cane). Di certo è stato un momento dal sapore magico..

Ragazzi la crema pasticcera vegan, poi non ditemi che non vi ho avvisato, crea dipendenza! Sappiatelo.

crema pasticcera vegan

INGREDIENTI (CREMA PASTICCERA per una crostata del diametro di 28 cm circa)

300 ml latte di riso;

20 gr di farina di kamut;

40 gr burro di soia (meglio se autoprodotto);

30 gr amido di mais;

60 ml sciroppo di riso;

la buccia di un limone bio (peliamolo prendendo meno ‘bianco’ ossibile perchè amarognolo);

1 cucchiaino di curcuma per colorare

INGREDIENTI (BASE TORTA di circa 28 cm di diametro)

150 gr farina di kamut;

75 gr burro di soia;

30 ml latte di riso;

40 ml sciroppo di riso;

2 cucchiaini di cremortartaro ( a me piace un po’ più alta e soffice, ma viene buona anche senza)

la scorza di un limone grattuggiata;

1 pizzico di sale;

250 gr di mirtilli

Per la crema ho versato il latte di riso e tutti gli altri ingredienti in un pentolino, tenendo il fuoco basso e girando con un mestolo di legno finchè si è addensato (fidatevi, si addenserà). Ci sono voluti 10 minuti circa. Poi ho spento il fuoco e lasciato raffreddare. La curcuma è fantastica, fa il suo dovere (colorare di giallo la crema) senza lasciare traccia.. a parte quella sui vestiti se non si sta attenti!!

Nel frattempo ho impastato gli ingredienti per la base della crostata.

Ho steso la pasta sulla teglia precedentemente imburrata (burro di soia) e spolverata di farina. Con la punta della forchetta ho fatto dei buchini nella base della torta, per far sì che non si gonfiasse in certi punti per l’umidità.. non sono abituata a mettere i legumi secchi per la cottura e non ho mai avuto problemi che si formassero protuberanze o crateri.. almeno fin qui! Ma credo mia nonna inorridirebbe per questo metodo che uso, meno ortodosso.. Comunque, ho infornato per circa 25 minuti (forno a 180 °C precedentemente riscaldato, ma dipende dal vostro forno).

Ho tolto la base dal forno e aggiunto la crema pasticcera (nel frattempo ridotta, visto che la tentazione era troppa!!!) e i mirtilli.

Et voilà, un dolce golosissimo e facile da realizzare.

Ora sta a voi, potete sbizzarrirvi con la frutta di stagione da metterci sopra, io già non vedo l’ora di rifarla!! 😉

crostata di mirtilli vegan

Crostata di mele vegan

23 Nov

Tra un libro e l’altro.. mi è venuto un certo appetito! Quasi quasi metto un attimo da parte la lettura e mi concedo una fetta di torta.. Magari fatta in casa!

Insomma avete capito: da oggi inizia una nuova avventura!

Siete pronti?

Come anticipato, inaugura oggi una sezione del blog dedicata alle ricette (facili facili!) vegan, ovvero senza utilizzo di prodotti di origine animale!

L’appuntamento ai fornelli è per il primo e il terzo venerdì di ogni mese.

Dove? A bordo della balenavolante!

Siete tutti benvenuti in cucina, con idee, suggerimenti e ricette. Se vorrete condividerle, scrivete a labalenavolante@gmail.com

Ma ora basta chiacchere, mettiamoci all’opera!

CROSTATA DI MELE VEGAN

INGREDIENTI:

150 gr farina integrale;

150 gr farina di kamut o di riso;

1 pizzico di sale;

latte di riso q.b;

6 cucchiai di sciroppo di riso;

3 cucchiai di burro di soia;

1 buccia di limone biologico grattugiata;

1/2 cucchiaino di cremortartaro;

marmellata di albicocche (va bene anche di pesche, a seconda dei gusti);

2 mele renette;

il succo di 1 limone;

zucchero di canna bio q.b.

Per preparare questa crostata ho impastato la farina con il pizzico di sale, lo sciroppo di riso (funziona sia da dolcificante, sia al posto delle uova, per amalgamare gli ingredienti!), il burro di soia e la buccia del limone biologico grattugiata. Ho aggiunto latte di riso freddo per amalgamare fino a ottenere un composto omogeneo. Ho lasciato riposare il tutto per circa un’ora, poi l’ho lavorato con il mattarello stendendo una pasta spessa circa 1 cm.

Ho oliato una teglia da forno e spolverata di farina e burro di soia (trucchetto per non fare attaccare la torta), poi ci ho steso sopra la pasta e l’ho cosparsa di marmellata. Ho scelto quella di albicocche perchè ce l’avevo già in casa, ma può andare bene anche di altro tipo (pesche, limoni..). Alla fine ho steso le mele, precedentemente tagliate sottili sottili, cosparse col succo di 1 limone e spolverate con dello zucchero di canna, così non diventano nere.

Ho infornato a 200° controllando di tanto in tanto l’impasto.

Dopo mezzora circa era pronta per essere servita.

Buonissima!

crostata alle mele vegan