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Cuore di gelato biscotto raw vegan.

18 Lug

gelato biscotto

Un’antica leggenda indiana narra di un re saggio che inviò due ufficiali a esplorare terre lontane. Il re aveva notato che uno dei due era piuttosto arrogante e pieno di sé, mentre l’altro era generoso e di mentalità aperta. Dopo mesi di viaggi ed esplorazioni, i due tornarono a corte per riferire quanto avevano visto. Quando il re li interrogò sui posti che avevano visitato, l’ufficiale generoso disse che gli abitanti di quelle terre straniere erano stati ospitali e generosi. Sentendo questo l’ufficiale arrogante lo schernì, affermando che le città che lui aveva visitato erano invece piene di truffatori e imbroglioni. Ascoltando i loro racconti, il re rise tra sé e sé, perché li aveva mandati entrambi negli stessi posti.

Qualche giorno fa mentre leggevo questa parabola e mi è venuto in mente il principio buddista secondo cui ‘vediamo ciò che siamo’.

A volte mi accorgo di ‘pormi diversamente’ a seconda di trovarmi in viaggio in qualche terra lontana, piuttosto che nella vita di tutti i giorni. Come se non sempre si potesse essere curiosi dei propri vicini di casa e colleghi tanto quanto di popoli stranieri o provare meraviglia per il cielo sopra la nostra testa tanto quanto un panorama dall’altra parte del mondo. Allora, cari aficionados, l’augurio per questa estate è di poter provare meraviglia a prescindere che la nostra destinazione sia un paese esotico o che si rimanga a casa. Perché siamo circondati dalla magia, sta a noi aprire gli occhi, essere creativi e buttarci nell’avventura.

Magari esplorando la nostra città come se fosse un paese straniero! O guardando al vicino come all’indigeno di una tribù esotica 😉

Nel frattempo lasciamo respirare i nostri sogni.

Come scriveva Peter Matthiessen in Il leopardo delle nevi, “I miracoli quotidiani, il mormorio dei miei amici la sera, i fuochi argillosi prodotti dai ginepri imbrattati, il cibo grezzo e insipido, le ristrettezze e la semplicità, la soddisfazione di fare una cosa per volta: quando prendo in mano la mia tazzina azzurra di latta, faccio solo quello”.

Come a dire, che la vita è costellata di piccoli ‘miracoli quotidiani’ e la vita stessa è una specie di viaggio.

***

Oggi intanto mi avventuro nell’autoproduzione, con questo gelato-biscotto raw, facile da preparare e tutto sommato economico.

Per capire se la crusca di avena può considerarsi raw, ho scritto a tutte le case produttrici che conosco. Perché il dubbio c’era. In particolare, ho scoperto grazie a Daria ( goccedaria ) che persino i fiocchi di avena che acquistiamo solitamente derivano da cereali precotti. Io pensavo che fossero semplicemente raccolti ed essiccati. Anche questo mi da la misura di quanto ci siamo allontanati dalla consapevolezza di ciò che davvero abbiamo nel piatto.. !

Comunque, la risposta è stata che la crusca viene ricavata dal chicco grezzo, almeno questo per quanto riguarda l’azienda dalla quale mi sono rifornita ( si chiama La finestra sul cielo ).

E la crusca è anche piuttosto economica.

Eh sì, caro Freak Antoni, che negli anni ’70 cantavi I gelati sono buoni, ma costano milioni. Oggi con l’autoproduzione possiamo anche risparmiare qualcosa.

Il risultato? Giudicate voi!

Per la base del biscotto ho utilizzato l’avena. L’idea mi è venuta ispirandomi a una guru dei dolci raw, Emily, di Thisrawsomeveganlife ( per chi non la conoscesse, date un occhio al suo sito, che merita davvero!! ), che la usa per preparare dei biscotti incredibili!

Per fare questo gelato vi servirà qualche frutto maturo, un freezer e un frullino.  Niente gelatiere o chissà che aggeggi.

INGREDIENTI

( per due maxi gelato biscotto )

per la base:

100 gr datteri diamante bio ( detti anche medjoul );

80 gr uvetta essiccata bio;

200 gr crusca avena bio;

scorza di 1 limone bio grattugiata;

3 cm stecca di vaniglia bio;

per il gelato:

2 banane bio del commercio equo solidale fairtrade;

qualche fragola matura bio;

mirtilli bio;

 

cuore di biscotto

 

Per il biscotto ho messo ammollo la crusca in acqua per  3 ore ( volume di acqua circa doppio rispetto alla crusca, ovvero quello che riesce ad assorbire senza annegare.. ), poi l’ho frullata insieme ai datteri, all’uvetta, alla scorza del limone e alla vaniglia. Ne risulta un impasto profumato davvero delizioso.. L’ho steso dentro delle formine piuttosto grandi a forma di cuore adagiate su della carta forno, formando uno spessore di circa 1 cm e messo tutto in freezer.

Per il raw-gelato mi ero portata avanti tenendo delle banane a pezzetti nel freezer.

Dalle foto non si capisce molto, ma ci sono due strati di frutta, di colore diverso. Un primo strato in cui ho frullato banana e fragole, l’altro con banana e mirtilli.

Per non mischiare i colori occorre stendere prima uno strato ( per es. fragola-banana) e poi mettere in freezer una mezz’ora, poi stendere l’altro e infine sovrapporre il biscotto.

Fresco, goloso e naturalmente sano 😉

Con questa ricetta di autoproduzione auguro buon 3° compleanno al blog della dolcissima Daria, http://www.goccedaria.it, e partecipo al suo contest. Per sbirciare le altre ricette o contribuire, andate a dare un occhio al suo sito, che merita sempre una visita 😉

compliblog3_3a309fca43ab1cd3f87833333dbea18ahttp://www.goccedaria.it/item/scambi-baratti-swap-anche-per-il-terzo-compli-blog-di-gocced-aria.html

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Avete notato qualcosa di diverso?

Eh no, ancora non si vede nulla.. ma sappiate che è presto in arrivo un nuovo look per la balenina!

Se vi va di passare da queste parti nei prossimi giorni..

Aspetto curiosa i vostri commenti, su su..

Intanto vi ricordo che potete trovare la balena anche su instagram (#balenavolante) e su FB ( pagina FB balenavolante ).

 

Ricette vegan. Guida illustrata alla cucina vegetale. Di Katiuscia di Giulio. Edito da Ecolibri.

30 Giu

ricettario_veganConfesso di essere un po’ di parte nel parlare di questo ricettario.

Sarà che a scriverlo è una blogger che seguo da sempre, Katiuscia, di girovegandoincucina.

E poi perché propone ricette semplici, di quelle da portare in tavola tutti i giorni, come piace a me. Piatti sani, gustosi e 100% vegetali, raccolti in un ricettario alla mano.

Qualche esempio? Si inizia dagli antipasti, con le friselle mediterranee, pizzette miste, triangolini di polenta con pesto di rucola; i primi come la pasta con cavolfiore, olive e capperi al cartoccio oppure gli spaghetti con verdure grigliate e pesto di prezzemolo; a seguire i secondi, dalle polpette al sugo e purè alle crocchette di miglio e il buonissimo tortino di patate.. Dulcis in fundo, la mia sezione preferita, quella dei dolci, con un trionfo di bontà: ciambelline d’avena, budino d’avocado e caffè, pop-corn al cacao, bomboloni alla marmellata.. eddai ditelo che avete l’acquolina!

Uh, quasi dimenticavo, c’è anche una sezione dedicata alla salse ( pita, hummus, pesto vegan, paté di pomodori secchi.. ) e ai contorni ( carote e barbabietole agrodolci arrosto, asparagi con briciole di mandorle, insalata di lenticchie, carote e rucola.. ).

Un ricettario completo adatto a tutti, anche a chi muove i primi passi nella cucina vegan; l’autrice ha infatti inserito una breve guida con alcuni consigli utili per chi vuole iniziare a destreggiarsi con questo tipo di alimentazione, ad esempio imparare a leggere gli ingredienti di ciò che compriamo e avvicinarci gradualmente senza forzature al cambio di abitudini.

Ci sono persone che ci mettono mesi per cambiare stile alimentare, altre anni, altre ancora lo fanno dall’oggi al domani. Questo perché non siamo tutti uguali ed è buona norma dare al nostro corpo e alla nostra mente la possibilità di abituarsi gradualmente ai cambiamenti, di modo che possano portare a risultati duraturi e consapevoli.

pesto-veg

Questo libro, come scrive Katiuscia nella prefazione, è l’ennesima dimostrazione di come l’alimentazione vegetale non sia triste o poco appetibile e che non è impossibile fare dolci senza uova e burro.. perché vegan si può, ed è anche buono, sano e bello!

Adottare un’alimentazione vegan quindi non comporta una scelta costellata di rinunce, ma la scoperta di un mondo fatto di sapori nuovi.

L’esperienza dell’autrice ci svela un universo fatto di ingredienti vegetali ricchi di sapore che, combinati tra loro, danno vita a una cucina creativa, sana e molto gustosa.

Ad accompagnare ogni ricetta splendide foto a colori a tutta pagina da cui traspare la grande passione di Katiuscia per la fotografia ( basta dar un occhio al suo blog per capire! ).

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Per chi fosse interessato anche ad altri libri e ricettari vegan, qui trovate una lista con suggerimenti e recensioni.

Volete segnalarmi qualche libro di cui non ho ancora parlato? Sono sempre alla ricerca di nuovi spunti per approfondire; i vostri consigli sono benvenuti!

Scrivetemi a: labalenavolante@gmail.com.

 

 

 

 

 

La cucina crudista. Di Laura Cuccato e Michele Maino. Edito da Tecniche Nuove. E una novità.

5 Giu

la_cucina_crudista_4679Si sente sempre più spesso parlare di crudismo, ma cosa significa esattamente?

Quali sono gli ingredienti previsti da questo tipo di alimentazione? Quali le lavorazioni che permettono di mantenere ‘intatti’ i cibi?

La cucina crudista di Laura Cuccato e Michele Maino risponde a queste domande, attraverso un libro di crudismo che è anche vegano.

Bene. Togliamo anche carne, uova e latticini. Cosa rimane allora?

Essere crudisti significa mangiare frutta e verdura, germogli e semi e seguire le regole comportamentali dell’igienismo: uno stile di vita che aiuta a disintossicare mente e corpo trattano gli alimenti alla temperatura massima di 45°C.

Nella prima parte del libro vengono descritte le principali operazioni per questo tipo di cucina: fermentazione, marinatura, essiccazione, germogliazione, estrazione di succhi, pulizia e taglio. Vengono poi esaminati alcuni strumenti che possono risultare utili per preparare i cibi, ovvero mixer, estrattori, frullatori, essiccatori ( ehm, messaggio subliminale, tra poco è il mio compleanno, quindi membri della famigghia che siete all’ascolto.. ).

Grande spazio viene dato anche all’arte del condimento, dalle emulsioni ai dolcificanti agli addensanti.

Curiosità: i crudisti duri e puri non usano alcun tipo di salsa di soia perché spesso la soia è transgenica e i fagioli vengono sottoposti a un processo di bollitura. Dopo la bollitura interviene una procedura di fermentazione che rende di nuovo ‘vivo’ l’alimento. Nella filiera industriale si procede poi alla pastorizzazione, che avviene ad alte temperature e quindi ‘cuoce’ nuovamente l’alimento. Alcuni crudisti utilizzano così la nama shoyu ( in giapponese = soya cruda), che è una salsa non pastorizzata. Lo stesso discorso vale per il miso.

Nella seconda parte del libro ci sono le ricette: antipasti, primi, secondi, insalate e ‘formaggi’, pane, crackers, salse e dolci.

Questo libro può essere utile non solo per chi ha scelto un’alimentazione crudista, ma anche per chi, come me, fino a poco tempo fa concepiva il cibo crudo al massimo come un’insalata o una macedonia ( !!! ). Ecco, sfogliando queste ricette mi si è aperto un mondo. E ho scoperto soprattutto l’amore per i dolci crudisti.. per chi non l’avesse notato dalle ultime ricette pubblicate!!!

Credo molto nell’importanza di diffondere testi come questo e portarli a conoscenza anche di chi non è vegano/crudista, quindi partecipo volentieri all’iniziativa del Giovedì del libro di cucina, nata da Annalisa di passatotralemani per condividere consigli, chiacchiere ed esperienze sulla nutrizione e produzione di cibo. L’iniziativa del Giovedì è condivisa anche dal gruppo Facebook Genitori Veg.

Per ci avesse voglia di approfondire l’argomento, sbirciare qualche ricetta o dare il proprio contributo, segnalo il gruppo FB I eat raw, nato da un’idea di Mari di cucinaverdedolcesalata, che ha coinvolto Annalisa di passatotralemani, Daria di Goccedaria e la sottoscritta balena.

Uh, ecco il link: https://www.facebook.com/groups/1496068260624748/

I_eat_raw

Vi aspettiamo numerosi!!!

 

Biancomangiare

25 Mag

Vedi Nicolò, la gente non è

il mestiere che fa, o i vestiti che porta,

le scarpe che mette, la roba che ha.

E per questo non mi riconosco in questa società:

per me contano i dischi, i bagni nel mare, l’umanità.

Post Punk – I cani

biancomangiare

Stamattina metto le cuffie e mi sparo questa canzone dei cani. Gli angoli della bocca girano all’insù e la mente vola ai concertini nei locali fumosi, con l’odore di birra media chiara nei bicchieri di plastica, vino rosso di bassa qualità, muffa, sudore acido e sigarette. Le casse bombardavano musica a diecimila decibel, infatti uscivamo completamente sordi e con le orecchie da Dumbo. Il rimmel colava a tutto spiano ma non ciportava, anzi faceva  rockandroll. L’unica cosa che contava era ballare, chissenefrega se in maniera scomposta ( tanto era buio ) e cantare storpiando il 90 % delle parole ( tanto con tutto quel rumore nessuno si sarebbe accorto ). Poi però il mattino dopo c’era la sveglia puntata alle 7.00, e la fatica di tenere gli occhi aperti davanti alle spiegazioni di matematica.

Viaggio con la musica  mentre mi vedo riflessa nei vetri. Stessi gins di allora, stesse all stars, solo di un altro colore. Stesso trucco sbavato. Solo che oggi più che Courtney Love  mi sento un’esemplare femmina di bradipo ( = sto dormendo in piedi ).

zzzz..

 

Buongiorno mondo!

***

Oggi cari aficionados propongo una ricetta semplice, di quelle che si possono fare sempre, anche se si è svogliati, non solo nelle occasioni speciali. Niente ingredienti strani o robe sofisticate.

Ho visto questo dolce su una rivista ( D di Repubblica ). Mi ha colpito il nome, Biancomangiare. L’ho riletto almeno due volte per essere sicura di non essermi sbagliata. Il fatto è che il nome evoca qualcosa di bianco, come la neve, e fa rima con Natale. Però siamo a maggio.

Va beh, poco male, c’era chi cantava coriandoli a natale, io propongo il Biancomangiare a maggio.

INGREDIENTI

500 ml di latte di mandorle bio;

50 gr di amido di mais bio;

1 cucchiaio di sciroppo di riso bio o zucchero grezzo di canna bio;

la scorza grattuggiata di mezzo limone bio;

1/2 stecca di vaniglia bio;

Ho sciolto a freddo l’amido di mais in poco latte di mandorla ( circa 1 bicchiere ). Ho aggiunto il resto del latte, la scorza grattugiata di un limone bio, lo sciroppo di riso e la vaniglia e messo sul fuoco. Ho continuato a mescolare finché non si è formata una crema piuttosto densa. Ho versato la crema dentro gli stampini precedentemente inumiditi con acqua fredda e messo in frigo a raffreddare per qualche ora.

Per servire si può guarnire con frutta fresca, caramello o frutta secca ( qui ho usato le mandorle a scaglie ).

biancomangiare vegan_ balenavolante-vegandessert

cestini di carasau con asparagi, mango e pinoli

16 Mag

Forse un tempo eravamo tutti poeti. Lo spirito poetico è sinonimo di spirito pacifico, di integrità, di umanità nel senso più profondo.

Una società senza poesia è una società dal cuore inaridito, senza speranza, vuota.

Coltivare lo spirito poetico nella nostra vita significa nutrire di speranza il futuro della Terra.

D. Ikeda

keepcalmI film di Woody Allen. I mercatini delle pulci. Il caffè in Friedrichstrasse  dove stavo seduta ore a guardare la gente passare e tradurre libri. I calzini spaiati. La casa museo di Peggy Guggenheim. La cioccolata fondente. Il primo bagno in mare dell’estate. Il profumo della pelle abbronzata dal sole. Mettere i tacchi (una volta all’anno). Le poesie.

Ecco, queste sono alcune delle cose che mi piacciono, buttate lì a casaccio.

Tra queste leggere poesie è da sempre uno dei miei passatempi preferiti, o almeno quello che ho coltivato con più dedizione e costanza.

Capite perchè quando vengo invitata a pubblicare una poesia a me cara dalle amiche blogger Serena di Enjoylifeblog e Daria di Goccedaria, mi sono subito entusiasmata..

Così eccomi qui, con una poesia di una grande a cui sono molto affezionata, Alda Merini. Quando vivevo nella metropoli ho lavorato per un periodo in un ex manicomio dove la poetessa ha vissuto a lungo, insieme ad altri grandi artisti, considerati ‘pazzi’ perchè diversi.. Ho avuto modo di leggere diverse poesie scritte da quest’autrice e ogni volta mi commuovo.

Mi piace il verbo sentire..

sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.

Sentire il suono della pioggia che ti

bagna le labbra, sentire una penna

che traccia sentimenti su un foglio

bianco. Sentire l’odore di chi ami,

sentirne la voce e sentirlo col cuore.

Sentire è il verbo delle emozioni, ci si

sdraia sulla schiena del mondo e si

sente..

A. Merini

cestini_carasau_asparagi_vegan

Bene. Ricettina?

Tempo di asparagi e voglia di sperimentare.

Oggi, cari aficionados, propongo un antipasto: cestini di pane carasau ripieni di una fresca insalatina a base di asparagi crudi, mango e pinoli.

Più lungo a dirsi che a farsi, eh.

INGREDIENTI

(per 4 cestini)

2 fette di pane carasau;

10 asparagi bio;

1 mango bio del commercio equosolidale fairtrade;

100 gr pinoli bio (o mandorle, anacardi, pistacchi, a vostro gusto);

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva bio;

pepe bio q.b;

sale integrale bio q.b.;

Preparare i cestini è semplice. Il pane carasau è davvero versatile, a me piace usarlo anche al posto della pasta per fare delle lasagne vegan, se vi va di dare un occhio, ecco la ricetta.

Con uno spruzzino ho bagnato la superficie del pane carasau. Ho aspettato 1 minuto. Poi con la forbice ho ritagliato 4 tondi della grandezza giusta per rivestire altrettante formine di alluminio. Prima di metterli nelle formine le ho rivestite con della carta forno bagnata. Ho inserito il pane carasau e all’interno ho sistemato una pallina di carta forno bagnata, per aiutare a tenere la forma.

cestini_carasau_asparagi_mango_vegan

Ho infornato a 200° per qualche minuto, finchè il pane non si è dorato.

Mentre aspettavo ho preparato l’insalatina sbucciando e tagliando a fettine il mango, lavando gli asparagi e tagliandoli fini, eliminando la parte finale più coriacea (si può comunque utilizzare per fare delle vellutate, come questa). Ho mischiato gli ingredienti aggiungendo i pinoli, l’olio e il pepe.

Quando i cestini si sono dorati ho versato un po’ di insalatina in ciascuno e lasciati riposare così i sapori hanno avuto il tempo di fare amicizia.

cestini_carasau_asparagi

Con questa ricetta partecipo alla raccolta per il mese di maggio di Salutiamoci, ospitato da Felicia di ledeliziedifeli.wordpress.com. L’ingrediente del mese sono gli asparagi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partecipo inoltre al ‘TheLittlePots’ Contest

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