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Il sogno di Ilaria. Di Luigi Civita. Illustrazioni di Silvana Verduci. Edito da La Quercia.

21 Apr

Prendi una matita e un righello. Misura e ritaglia un foglio di carta lungo 25 cm e largo 18. Fatto? Ebbene, questa superficie rappresenta l’universo di una gallina allevata in batteria durante tutta la sua esistenza.

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Se l’avessi letto da piccola, questo sarebbe senz’altro diventato il mio libro preferito.

Invece l’ho letto ora, in fase post adolescenziale, e vi confesso che mi ha pure commosso.

L’autore, Luigi Civita, racconta la storia di un’amicizia davvero singolare, quella tra un gatto, un pulcino di nome Piopio e Marzia, una bambina coraggiosa e sensibile che vuole cambiare il mondo.

I tre amici superano le differenze di genere e linguaggio, dimostrando che è possibile andare oltre le barriere  imposte dalla società.

E Ilaria, allora, chi è?

Il titolo del libro fa riferimento alla mamma di Piopio, una gallina ovaiola che vive nella minuscola gabbia di un allevamento. Il suo sogno è razzolare nella terra, annusare l’aria, beccare l’erba. Come farebbe qualunque gallina libera in un ambiente naturale.

Grazie al coraggio di Marzia e all’aiuto dei suoi amici, il sogno di Ilaria potrà avverarsi, chiudendo la storia con un messaggio di speranza e l’invito ai piccoli lettori a rimboccarsi le maniche per un futuro migliore, proprio come ha deciso di fare questa bambina speciale.

Il libro, oltre ad essere la storia di una tenera amicizia che supera le differenze, vuole essere uno spunto di riflessione sulle condizioni di vita di circa 40 milioni di galline italiane, chiuse in gabbie piccole come un foglio di carta, come viene spiegato nell’introduzione a cura della LAV.

Il sogno di Ilaria è il racconto di come un mondo diverso sia possibile, un futuro dai colori pastello come le delicate illustrazioni di Silvana Verduci.

 

Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne. Di Jeremy Rifkin. Edito da Oscar Mondadori.

17 Mar

ecocidio_balenavolanteChe senso ha preoccuparsi dell’acqua che si consuma lavandosi i denti se si continua a mangiare carne?

Per chi è abituato a pensare ai problemi ambientali esclusivamente in termini di gas di scarico delle automobili e delle industrie, materiali tossici e radioattivi, probabilmente la dimensione della distruzione ambientale provocata dal moderno allevamento di bestiame costituirà una sorpresa.

Eppure, la devastazione ambientale provocata dall’industria della carne, sovrasta di gran lunga le altre numerose fonti di rischio ambientale, come spiega Jeremy Rifkin in Ecocidio.

Forse non tutti sanno che metà dell’acqua consumata oggi negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per bestiame.

Per produrre un chilo di carne di bovino allevato a cereali sono necessari centinaia di litri d’acqua, che servono all’irrigazione della terra su cui vengono coltivati i foraggi.

L’acqua utilizzata per produrre cinque chilogrammi di carne bovina equivale al consumo domestico di una famiglia americana per un anno.

In altre parole, per produrre un chilogrammo di proteine animali occorre una quantità d’acqua quindici volte superiore a quella necessaria per produrre la stessa quantità di proteine vegetali.

L’incremento continuo della popolazione bovina sta sconvolgendo l’ecosistema del nostro pianeta, distruggendo vastissime zone; l’allevamento di animali per l’industria della carne è la causa principale della riduzione delle poche  foreste pluviali rimaste sulla terra. Per far posto a pascoli vengono abbattute intere foreste, mentre sempre più terre fertili vengono trasformate in deserti.

In Centroamerica e Sudamerica, milioni di ettari di foreste vergini sono stati abbattuti per lasciare spazio a pascoli per il bestiame.

La smisurata crescita di queste mandrie è responsabile anche di gran parte della progressiva desertificazione dell’Africa subsahariana. In nessun altro luogo il problema del pascolo eccessivo è grave come in Africa. Oggi più del 50% della superficie dell’Africa orientale è riservata al pascolo. In alcune zone si trovano fino a 6000 capi di bestiame, su terre che potrebbero a malapena nutrirne 600. Disinteressati alle conseguenze ambientali di lungo periodo, i governi continuano a incoraggiare l’incremento di allevamenti, tanto che oggi il continente africano ospita 186 milioni di bovini: uno ogni tre persone. Delle nove nazioni dell’Africa meridionale, il numero di bovini eccede la capacità di sostentamento della terra in una misura compresa tra il 50 e il 100 %.

Ecocidio è un appello all’umanità a superare la cultura della bistecca; come scrive l’autore nell’introduzione, questo libro è stato scritto nella speranza di contribuire a portare la nostra società oltre la carne.

E’ un libro che fa riflettere, perchè non è più possibile continuare a mangiare senza pensare. Avere piena consapevolezza di ciò che si mangia può sembrare un fardello eccessivo, ma in realtà porta a grandi soddisfazioni, tra le maggiori che si possano provare. Mangiare è un gesto ecologico e politico, perchè nonostante tutti i tentativi di occultare questa semplice verità, il nostro modo di alimentarci determina in gran parte ciò che sarà del pianeta in cui viviamo.

Jeremy Rifkin, laureato in economia, attivista pacifista e ambientalista, fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation, ha scritto numerosi saggi tradotti in oltre 20 lingue. Rifkin interviene periodicamente come opinionista su numerosi giornali europei tra i quali il  britannico The Guardian, lo spagnolo El Pais,  il Suddeutsche Zeitung in Germania e L’Espresso in Italia.

Sulle rive del Gange, mi son seduta e..

12 Gen

laviamo i panni nel GangeSiamo arrivati alla sacra Varanasi, e qui, oggi, mi sono seduta a fantasticare sulle rive del Gange..

Davanti a me vedo gente fare il bagno, donne lavare i panni, piatti, bicchieri, bambini fare la cacca, bufali, cani e topolini bere le sue acque, passanti che offrono ghirlande di fiori, guru spargere ceneri e lavarsi i denti..

Vita, morte, gioia e dolore che scorrono e si mescolano tra queste sponde sacre..

Dopo aver condiviso il pranzo con due buffi topolini che sembrano usciti da un cartone Disney ( ho incontrato la versione indiana di Gas Gas e Giac di Cenerentola! ) , prima di ripartire a bordo di un tuc tuc multicolor, sento giunta l’ora per me di affidare una preghiera a questa corrente, che trova forma nelle parole di un murales alle mie spalle, proprio qui sul ghat, tra gli sguardi attenti di Gandhi e Mandela.

“We can change the world

ci laviamo i denti nel gange

and make it a better place,

it is in our hands to make a difference”

(Sta a noi cambiare il cambiare il mondo

e renderlo un posto migliore,

fare la differenza dipende da noi)

varanasi

Riprendo il cammino, tra strade fangose e trafficatissime che sono una girandola di colori, alla ricerca di un venditore ambulante di croccante ( qui e’ una vera delizia! ), mentre mi perdo a guardare gli aquiloni nel cielo fino a farmi venire il torcicollo..

La scoreggiona di una mucca mi riporta coi piedi per terra, e mi tornano in mente i giorni prima della partenza, le paure e i dubbi, e come l’Universo ci sa ricompensare ogni volta che scegliamo di spostare un po’ piu’ in la’ il limite delle nostre ‘sicurezze’..

“Tutto cio’ che devi fare e’ decidere di partire

e la parte piu’ difficile e’ fatta.

Dunque parti!”

T.Wheeler

gandhi_e_Mandela_Varanasi

ps. no, non ho abbandonato le ricette (!!!), appena rientro condividero’ con voi tutte le meraviglie culinarie di questi luoghi! Tenete pronte le padelle!

we_can_chanmge_the_world

cartolina dall’India

8 Gen

happy_pigs_balenavolante‘Ogni posto e’ una miniera. Basta lasciarsi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da te’ ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che puo’ cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si e’ appena incontrata ed il posto piu’ scialbo, piu’ insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita.’

T. Terzani

Cu cu’.. c’e’ neeessunooo?

Oggi mi sono fermata sulle sponde di un lago sacro (che poi.. mi chiedo: in India, cosa non lo e’?) e qui, tra i colori delle donne col sahari che fanno il bucato nelle sue acque e uccelli blu elettrico che volteggiano a ritmo di canti e tamburi, ho visto aprirsi quella finestra di cui parla Terzani.

Davanti ai miei occhi e’ apparsa nitida un’immagine. Sono qui per condividerla con voi, nel bel mezzo di questo mio passaggio nella magica India!

Guardate anche voi insieme a me: maialini L I B E R I!

balenavolante_on_the_roadMi sento come Mary Poppins quando entra nel disegno fatto a gessetto sul marciapiede e si ritrova catapultata in un mondo da favola.. mi stropiccio gli occhi, mi pizzico il braccio.. AHIO! Ma allora, tutto questo e’ REALE!

Animali e umani sono ovunque, non solo nelle campagne, dove mi aspetterei fosse piu’ naturale.. in citta’ mucche dall’andatura ciondolante camminano lente nella baraonda di mercanti di spezie e clacson.. cani e topolini scorrazzano tra le onnipresenti montagne di rifiuti.. una famiglia di macachi passa e mi trovo a condividere con loro il pranzo e studiarci reciprocamente (o meglio, mi piace pensarla cosi’, la piu’ curiosa in realta’ sono io! Visto che mi sento piu’ come la canzone di quell’Alice che guarda i gatti mentre i gatti guardano le alici..).

Sento di aver sempre pensato, almeno finora, all’impossibilita’ della coesistenza tra animali e uomini in contesti urbani.. come se fosse possibile solo tra boschi e prati incontaminati! Eppure qui ho visto che un equilibrio e’ possibile anche nel traffico, dove tutti si fermano se un qualunque animale attraversa la strada (e questo taffico fa impallidire persino quello del grande raccordo anulare de Roma all’ora di punta!) o chi vende frutta offre gli scarti alle scimmie, come le donne che buttano i rifiuti organici (e non) per le strade, con grande gioia dei maialini che ringraziano: NAMASTE’!

Non so se sia proprio questa la soluzione, di certo mi emoziona vedere che esistono posti dove gli animali sono considerati compagni di viaggio e non solo ‘carne’.

Allora grazie magica folle India, che ti stai rivelando una scuola quotidiana di umilta’, che mi fai toccare con mano i limiti della nostra comprensione e la precarieta’ degli schemi con cui, a volte, cerchiamo di capire le altre culture!

Namaste’

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Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore. Di Karen Duve. Edito da Neri Pozza.

16 Set

il-giono-in-cui-decisi-di-diventare-una-persona-miglioreCoca Cola: senza non riesco a lavorare, perché sono sempre stanca, esausta da
finire per terra. La prima cosa che faccio la mattina, dopo aver acceso il computer, è versarmi un bicchiere di Coca Cola gelata. Appena lo bevo il cervello si mette in moto e posso partire. A intervalli regolari, poi, continuo a berla, sicché, a seconda della quantità di lavoro, finisco per consumare da uno e due litri di Coca Cola al giorno. Nella versione light, naturalmente.

Ecco come Karen, autrice di Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore, descrive la sua ‘dipendenza’ dalla Coca Cola, di cui è abituale consumatrice da anni.

Ok, vi avviso subito, non ci troviamo di fronte a un modello di vita salutista, consapevole o eco-compatibile. Tutt’altro! Karen è una persona che non vede oltre il bordo del proprio piatto, e che, come tanti altri, si nutre principalmente di cibi pronti, pieni di grassi, conservanti e ingredienti di dubbia provenienza, come ammette lei stessa nella prime pagine di questo divertentissimo diario-romanzo.

Un giorno, però, qualcuno entra nella sua vita e la cambia per sempre. Quella persona si chiama Kerstin, detta Grillo, un’amica vegetariana che insinua il tarlo del dubbio nelle abitudini di Karen, soprattutto alimentari.

Non giudicare mai un altro se non hai camminato per il tempo di una luna con i suoi mocassini ai piedi, dice un vecchio proverbio. Per capire veramente cosa sta dietro la scelta di vita vegetariana, vegana e fruttariana, Karen si infila i mocassini di questi tre stili di vita così diversi dal suo, per due mesi ciascuno, fino a scegliere in modo più consapevole quello che sente più vicino ai propri principi (tranquilli non vi svelerò quale ha scelto..!). Perchè questo esperimento? Leggere sui libri non basta, per questo Karen decide di provare sulla propria pelle, altrimenti che conoscenza sarebbe? Sarebbe come un turista che scende per tre ore dalla nave da crociera e poi dice di conoscere la Thailandia!

Quando Pinocchio viene trasformato in un bambino dalla fata, all’inizio non ha ancora una coscienza. Perciò gli viene messo vicino il grillo, che lo accompagna e gli sta vicino tutte le volte in cui il burattino ha un dubbio di ordine morale. Allo stesso modo Grillo affiancherà Karen in questo percorso, in cui a mano a mano che la consapevolezza aumenta, cambia anche inevitabilmente lo stile di vita, coinvolgendo tutto, anche l’alimentazione, tra domande e dubbi che sono gli stessi di chi, come lei, ha fatto lo stesso percorso.

Bevi la Coca Cola che ti fa bene..

con tutte quelle, tutte quelle bollicine..

Così cantava il grande Vasco, eppure, come scopre Karen durante le sue ricerche, la Coca Cola proprio bene non fa. Di certo non ai suoi dipendenti; l’azienda è infatti accusata di esercitare pressioni sul personale dei suoi impianti in Colombia con l’aiuto di paraformazioni militari di destra. E non solo. Il fondo pensionistico mondiale TIAA-CREF ha venduto nel 2006 la sua quota di partecipazione nella Coca Cola per un valore di 52, 4 milioni di dollari (!!!) quando è stato reso noto che il gruppo avrebbe violato le norme sulla protezione dell’infanzia e gli standard dell’Organizzazione internazionale del lavoro e della difesa dell’ambiente.

Bene, Karen decide che si può vivere anche senza Coca Cola, nonostante  fosse da sempre convinta di non poterne proprio fare a meno. Stesso discorso per le liquirizie Haribo, il pollo arrosto e tanti altri cibi di cui da sempre è abituale consumatrice..

Non c’è bisogno di continuare a vivere come abbiamo sempre vissuto fino a ieri. Liberiamoci di quest’idea e ci si schiuderanno migliaia di possibilità di una nuova vita

Christian Morgenstern

Piccole scelte quotidiane, come fare la spesa, che innescano un grande cambiamento, anche se troppo spesso ci vogliono far credere che nel nostro piccolo non possiamo cambiare un fico secco.. del resto, pensare che ‘tanto non puoi cambiare il mondo’ è solo un alibi per non fare nulla, una scusa per vivere passivamente, subendo quanto ci viene imposto dalla società.

Eppure, l’orrore non si nasconde solo negli omicidi sbattuti in prima pagina sui giornali, ma anche e soprattutto la morte che fa da sottofondo a melodie che ci appaiono famigliari e ormai non ascoltiamo neanche più.

E’ per questo che l’esperienza di Karen rappresenta una grande rivoluzione. Perchè un ‘piccolo’ contributo è sempre meglio che non fare nulla, e questo ci spinge anche ad aver fiducia nell’importanza di condividere la propria scelta etica con un’altra persona, e poi un’altra ancora, perchè un’ondata di consapevolezza possa spazzare via come uno Tsunami il vecchio e ingiusto modo di vivere le cose, senza andare oltre il bordo del proprio piatto, pensando solo a vivere come burattini ingordi, egoisti e senza coscienza.

A dire il vero me l’ ero immaginata diversamente. Pensavo che sarebbe stato più facile. All’ inizio del mio esperimento pensavo già di sapere come sarebbe andata a finire. Più o meno così: vivere in generale con maggiore attenzione, mangiare molta meno carne, forse la metà di quella che ho sempre mangiato, e solo proveninente da allevamenti ecologici. Purtroppo , però, percorrere una strada è una cosa completamente diversa dal conoscerla. E a volte ci si accorge di aver valicato un confine soltanto quando ci si ritrova dall’ altra parte. E allora è troppo tardi. Confrontarsi con i dati degli  allevamenti intensivi e dei mattatoi non è un viaggio da cui si possa tornare per raccontare le proprie avventure seduti accanto al caminetto, riprendendo la vecchia vita di prima. A volte, quasi quasi, mi piacerebbe che fosse così. Mi piacerebbe che fosse stato solo un incubo, che un polpettone tornasse ad essere un polpettone e una grigliata un’ occasione per divertirsi; non so cosa darei per mordere una salsiccia arrostita senza che, da qualche parte, in luoghioscuri, ci sia stato un carico di sofferenza di settimane e di mesi per offrirmi il piacere di dieci minuti. Purtroppo, però, adesso so come stanno le cose, e questo significa che non potrò mai più vivere e mangiare come prima.”

Karen Duve

karen duve

Un libro che fa riflettere, con ironia. E che cambierà il nostro modo di pensare.