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Ricette vegan. Guida illustrata alla cucina vegetale. Di Katiuscia di Giulio. Edito da Ecolibri.

30 Giu

ricettario_veganConfesso di essere un po’ di parte nel parlare di questo ricettario.

Sarà che a scriverlo è una blogger che seguo da sempre, Katiuscia, di girovegandoincucina.

E poi perché propone ricette semplici, di quelle da portare in tavola tutti i giorni, come piace a me. Piatti sani, gustosi e 100% vegetali, raccolti in un ricettario alla mano.

Qualche esempio? Si inizia dagli antipasti, con le friselle mediterranee, pizzette miste, triangolini di polenta con pesto di rucola; i primi come la pasta con cavolfiore, olive e capperi al cartoccio oppure gli spaghetti con verdure grigliate e pesto di prezzemolo; a seguire i secondi, dalle polpette al sugo e purè alle crocchette di miglio e il buonissimo tortino di patate.. Dulcis in fundo, la mia sezione preferita, quella dei dolci, con un trionfo di bontà: ciambelline d’avena, budino d’avocado e caffè, pop-corn al cacao, bomboloni alla marmellata.. eddai ditelo che avete l’acquolina!

Uh, quasi dimenticavo, c’è anche una sezione dedicata alla salse ( pita, hummus, pesto vegan, paté di pomodori secchi.. ) e ai contorni ( carote e barbabietole agrodolci arrosto, asparagi con briciole di mandorle, insalata di lenticchie, carote e rucola.. ).

Un ricettario completo adatto a tutti, anche a chi muove i primi passi nella cucina vegan; l’autrice ha infatti inserito una breve guida con alcuni consigli utili per chi vuole iniziare a destreggiarsi con questo tipo di alimentazione, ad esempio imparare a leggere gli ingredienti di ciò che compriamo e avvicinarci gradualmente senza forzature al cambio di abitudini.

Ci sono persone che ci mettono mesi per cambiare stile alimentare, altre anni, altre ancora lo fanno dall’oggi al domani. Questo perché non siamo tutti uguali ed è buona norma dare al nostro corpo e alla nostra mente la possibilità di abituarsi gradualmente ai cambiamenti, di modo che possano portare a risultati duraturi e consapevoli.

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Questo libro, come scrive Katiuscia nella prefazione, è l’ennesima dimostrazione di come l’alimentazione vegetale non sia triste o poco appetibile e che non è impossibile fare dolci senza uova e burro.. perché vegan si può, ed è anche buono, sano e bello!

Adottare un’alimentazione vegan quindi non comporta una scelta costellata di rinunce, ma la scoperta di un mondo fatto di sapori nuovi.

L’esperienza dell’autrice ci svela un universo fatto di ingredienti vegetali ricchi di sapore che, combinati tra loro, danno vita a una cucina creativa, sana e molto gustosa.

Ad accompagnare ogni ricetta splendide foto a colori a tutta pagina da cui traspare la grande passione di Katiuscia per la fotografia ( basta dar un occhio al suo blog per capire! ).

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Per chi fosse interessato anche ad altri libri e ricettari vegan, qui trovate una lista con suggerimenti e recensioni.

Volete segnalarmi qualche libro di cui non ho ancora parlato? Sono sempre alla ricerca di nuovi spunti per approfondire; i vostri consigli sono benvenuti!

Scrivetemi a: labalenavolante@gmail.com.

 

 

 

 

 

Bimbi vegan. Di Sandra Hood. Edito da Terra Nuova Edizioni.

27 Mar

 

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Bimbi vegan è la traduzione del manuale inglese Feeding your vegan infant, with confidence, di Sandra Hood, laureata in scienze alimentari all’Università di Leeds, nutrizionista accreditata presso il servizio sanitario britannico, attivista e consulente presso Vegan Society.Vegana da 32 anni.

L’edizione originale è stata aggiornata e contestualizzata alla realtà italiana dalla dottoressa Michela Trevisan, biologa specializzata in scienze dell’alimentazione.

Come viene specificato nell’introduzione, il testo faceva spesso riferimento a cibi fortificati (es. latte di riso o soia arricchito con vit. D, calcio, vit. B12), di cui si fa largo uso nel mondo anglosassone. In Italia questo comportamento è meno diffuso, sia per motivi culturali che per il ‘ritardo’ della nostra industria alimentare in questo particolare settore. Ecco anche il perchè l’integrazione all’edizione italiana, edita da Terra Nuova, in cui viene suggerita una via più naturale, riducendo al minimo, dove possibile, il ricorso a integratori e cibi fortificati industrialmente.

I dieci capitoli in cui è suddiviso il testo forniscono linee guida per la crescita del bambino, dalla nascita allo svezzamento fino ai primi anni di vita e tutte le indicazioni per l’alimentazione delle mamme durante la gravidanza.

Un testo utile ai genitori che hanno deciso di intraprendere questa scelta, ma anche ai professionisti della nutrizione.

Lo svezzamento vegan fornisce tutti i nutrienti necessari al bebè?

Quali sono i nutrienti fondamentali per le mamme vegan che allattano? E durante la gravidanza?

La soia è sicura per i bambini?

Lo scopo del libro è quello di fornire consigli pratici su come e con quali alimenti nutrire i bambini vegan, ma anche rassicurare i genitori, dimostrando loro che la dieta vegan è salutare a qualunque età, fin da bambini; non solo è in grado di fornire tutte le sostanze nutritive necessarie per crescere e svilupparsi, ma protegge da molte malattie croniche che affliggono i paesi occidentali.

A questo proposito ho trovato molto utile il capitolo in cui sono state raccolte le esperienze di famiglie (una decina in tutto) che hanno avuto modo di beneficiare dei vantaggi di una dieta senza prodotti animali.friendsnotfood

Il libro si conclude con alcune ricette da cui prendere spunto per preparare piatti graditi ai bambini, dalle prime pappe (a partire dalla ventesima settimana circa) a quelle che vanno dal sesto all’ottavo mese, per poi passare alla fase dagli otto ai dodici e infine dall’anno in poi, con suggerimenti utili anche per quando il bambino va all’asilo o sta per iniziare la scuola.

 

Con questa recensione partecipo all’iniziativa del Giovedì del libro di cucina di passatotralemani.wordpress.com, nata per condividere consigli, chiacchiere ed esperienze sulla nutrizione e produzione di cibo. L’iniziativa del Giovedì è condivisa anche dal gruppo Facebook ‘Genitori Veg’

 

 

Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne. Di Jeremy Rifkin. Edito da Oscar Mondadori.

17 Mar

ecocidio_balenavolanteChe senso ha preoccuparsi dell’acqua che si consuma lavandosi i denti se si continua a mangiare carne?

Per chi è abituato a pensare ai problemi ambientali esclusivamente in termini di gas di scarico delle automobili e delle industrie, materiali tossici e radioattivi, probabilmente la dimensione della distruzione ambientale provocata dal moderno allevamento di bestiame costituirà una sorpresa.

Eppure, la devastazione ambientale provocata dall’industria della carne, sovrasta di gran lunga le altre numerose fonti di rischio ambientale, come spiega Jeremy Rifkin in Ecocidio.

Forse non tutti sanno che metà dell’acqua consumata oggi negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per bestiame.

Per produrre un chilo di carne di bovino allevato a cereali sono necessari centinaia di litri d’acqua, che servono all’irrigazione della terra su cui vengono coltivati i foraggi.

L’acqua utilizzata per produrre cinque chilogrammi di carne bovina equivale al consumo domestico di una famiglia americana per un anno.

In altre parole, per produrre un chilogrammo di proteine animali occorre una quantità d’acqua quindici volte superiore a quella necessaria per produrre la stessa quantità di proteine vegetali.

L’incremento continuo della popolazione bovina sta sconvolgendo l’ecosistema del nostro pianeta, distruggendo vastissime zone; l’allevamento di animali per l’industria della carne è la causa principale della riduzione delle poche  foreste pluviali rimaste sulla terra. Per far posto a pascoli vengono abbattute intere foreste, mentre sempre più terre fertili vengono trasformate in deserti.

In Centroamerica e Sudamerica, milioni di ettari di foreste vergini sono stati abbattuti per lasciare spazio a pascoli per il bestiame.

La smisurata crescita di queste mandrie è responsabile anche di gran parte della progressiva desertificazione dell’Africa subsahariana. In nessun altro luogo il problema del pascolo eccessivo è grave come in Africa. Oggi più del 50% della superficie dell’Africa orientale è riservata al pascolo. In alcune zone si trovano fino a 6000 capi di bestiame, su terre che potrebbero a malapena nutrirne 600. Disinteressati alle conseguenze ambientali di lungo periodo, i governi continuano a incoraggiare l’incremento di allevamenti, tanto che oggi il continente africano ospita 186 milioni di bovini: uno ogni tre persone. Delle nove nazioni dell’Africa meridionale, il numero di bovini eccede la capacità di sostentamento della terra in una misura compresa tra il 50 e il 100 %.

Ecocidio è un appello all’umanità a superare la cultura della bistecca; come scrive l’autore nell’introduzione, questo libro è stato scritto nella speranza di contribuire a portare la nostra società oltre la carne.

E’ un libro che fa riflettere, perchè non è più possibile continuare a mangiare senza pensare. Avere piena consapevolezza di ciò che si mangia può sembrare un fardello eccessivo, ma in realtà porta a grandi soddisfazioni, tra le maggiori che si possano provare. Mangiare è un gesto ecologico e politico, perchè nonostante tutti i tentativi di occultare questa semplice verità, il nostro modo di alimentarci determina in gran parte ciò che sarà del pianeta in cui viviamo.

Jeremy Rifkin, laureato in economia, attivista pacifista e ambientalista, fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation, ha scritto numerosi saggi tradotti in oltre 20 lingue. Rifkin interviene periodicamente come opinionista su numerosi giornali europei tra i quali il  britannico The Guardian, lo spagnolo El Pais,  il Suddeutsche Zeitung in Germania e L’Espresso in Italia.

Vegano alla mano. Le ricette di PoveroVegano. Di Arianna Mereu e Vieri Piccini. Edito da Ouverture Edizioni.

27 Feb

povero_vegano_balenavolanteSe pensate che essere vegan significhi complicarsi la vita mangiando solo alghe e strani intrugli spendendo un pandemonio, questo ricettario alla mano fa per voi!

Quante volte ci siamo sentiti chiedere: Sei vegano? Ma allora non mangi praticamente niente.. nemmeno il prosciutto?

Arianna Mereu e Vieri Pucci, autori del blog PoveroVegano, hanno raccolto 60 ricette vegan realizzate con pochi semplici ingredienti, gli stessi che potremmo trovare in una dispensa qualunque. Quella delle nostre nonne magari. Genuini e  veraci. Naturalmente di stagione.

I piatti proposti dalla coppia sono suddivisi in condimenti e salse, primi, secondi e dolci. Ognuno accompagnato da una foto a colori pura e semplice con la descrizione e uno spazio per scrivere eventuali  annotazioni.

Lo stile mi ha ricordato quello di alcuni ricettari di quando ero piccola, con le copertine a quadrettoni e le foto del cibo, senza troppi fronzoli ed elaborazioni di luci, allestimenti scenici, virtuosismi fotoscioppeschi (e non per questo meno invitanti!).

Ho apprezzato la capacità di Arianna e Vieri di proporre piatti originali preparati con tanta cura e mai banali, pur usando pochi ingredienti, come gli spaghetti fichi e mandorle, gli spagazpacho (spaghetti conditi con un delizioso sughetto che ricorda la zuppa fredda spagnola), le mitiche patate aromatiche (qua però dovete vederle con i vostri occhi..) e i dolci, dall’immancabile vegamisù agli stronzolini (biscotti al cacao che si inzuppano che è una gioia) o la torta paesana col pane raffermo.

povero_veganoPerchè essere vegan non è complicarsi la vita, semmai semplificarla, come scrivono gli autori nell’introduzione.

Un libro per chi è alle prime armi, ma anche per chi, come me, è già vegano e vuole un ricettario per tutti i giorni, 100% veg.

Con questa recensione partecipo al Giovedì del libro di cucina di passatotralemani.wordpress.com, nato per condividere consigli, chiacchiere ed esperienze sulla nutrizione e produzione di cibo. L’iniziativa del Giovedì è condivisa anche dal gruppo Facebook ‘Genitori Veg’

Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore. Di Karen Duve. Edito da Neri Pozza.

16 Set

il-giono-in-cui-decisi-di-diventare-una-persona-miglioreCoca Cola: senza non riesco a lavorare, perché sono sempre stanca, esausta da
finire per terra. La prima cosa che faccio la mattina, dopo aver acceso il computer, è versarmi un bicchiere di Coca Cola gelata. Appena lo bevo il cervello si mette in moto e posso partire. A intervalli regolari, poi, continuo a berla, sicché, a seconda della quantità di lavoro, finisco per consumare da uno e due litri di Coca Cola al giorno. Nella versione light, naturalmente.

Ecco come Karen, autrice di Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore, descrive la sua ‘dipendenza’ dalla Coca Cola, di cui è abituale consumatrice da anni.

Ok, vi avviso subito, non ci troviamo di fronte a un modello di vita salutista, consapevole o eco-compatibile. Tutt’altro! Karen è una persona che non vede oltre il bordo del proprio piatto, e che, come tanti altri, si nutre principalmente di cibi pronti, pieni di grassi, conservanti e ingredienti di dubbia provenienza, come ammette lei stessa nella prime pagine di questo divertentissimo diario-romanzo.

Un giorno, però, qualcuno entra nella sua vita e la cambia per sempre. Quella persona si chiama Kerstin, detta Grillo, un’amica vegetariana che insinua il tarlo del dubbio nelle abitudini di Karen, soprattutto alimentari.

Non giudicare mai un altro se non hai camminato per il tempo di una luna con i suoi mocassini ai piedi, dice un vecchio proverbio. Per capire veramente cosa sta dietro la scelta di vita vegetariana, vegana e fruttariana, Karen si infila i mocassini di questi tre stili di vita così diversi dal suo, per due mesi ciascuno, fino a scegliere in modo più consapevole quello che sente più vicino ai propri principi (tranquilli non vi svelerò quale ha scelto..!). Perchè questo esperimento? Leggere sui libri non basta, per questo Karen decide di provare sulla propria pelle, altrimenti che conoscenza sarebbe? Sarebbe come un turista che scende per tre ore dalla nave da crociera e poi dice di conoscere la Thailandia!

Quando Pinocchio viene trasformato in un bambino dalla fata, all’inizio non ha ancora una coscienza. Perciò gli viene messo vicino il grillo, che lo accompagna e gli sta vicino tutte le volte in cui il burattino ha un dubbio di ordine morale. Allo stesso modo Grillo affiancherà Karen in questo percorso, in cui a mano a mano che la consapevolezza aumenta, cambia anche inevitabilmente lo stile di vita, coinvolgendo tutto, anche l’alimentazione, tra domande e dubbi che sono gli stessi di chi, come lei, ha fatto lo stesso percorso.

Bevi la Coca Cola che ti fa bene..

con tutte quelle, tutte quelle bollicine..

Così cantava il grande Vasco, eppure, come scopre Karen durante le sue ricerche, la Coca Cola proprio bene non fa. Di certo non ai suoi dipendenti; l’azienda è infatti accusata di esercitare pressioni sul personale dei suoi impianti in Colombia con l’aiuto di paraformazioni militari di destra. E non solo. Il fondo pensionistico mondiale TIAA-CREF ha venduto nel 2006 la sua quota di partecipazione nella Coca Cola per un valore di 52, 4 milioni di dollari (!!!) quando è stato reso noto che il gruppo avrebbe violato le norme sulla protezione dell’infanzia e gli standard dell’Organizzazione internazionale del lavoro e della difesa dell’ambiente.

Bene, Karen decide che si può vivere anche senza Coca Cola, nonostante  fosse da sempre convinta di non poterne proprio fare a meno. Stesso discorso per le liquirizie Haribo, il pollo arrosto e tanti altri cibi di cui da sempre è abituale consumatrice..

Non c’è bisogno di continuare a vivere come abbiamo sempre vissuto fino a ieri. Liberiamoci di quest’idea e ci si schiuderanno migliaia di possibilità di una nuova vita

Christian Morgenstern

Piccole scelte quotidiane, come fare la spesa, che innescano un grande cambiamento, anche se troppo spesso ci vogliono far credere che nel nostro piccolo non possiamo cambiare un fico secco.. del resto, pensare che ‘tanto non puoi cambiare il mondo’ è solo un alibi per non fare nulla, una scusa per vivere passivamente, subendo quanto ci viene imposto dalla società.

Eppure, l’orrore non si nasconde solo negli omicidi sbattuti in prima pagina sui giornali, ma anche e soprattutto la morte che fa da sottofondo a melodie che ci appaiono famigliari e ormai non ascoltiamo neanche più.

E’ per questo che l’esperienza di Karen rappresenta una grande rivoluzione. Perchè un ‘piccolo’ contributo è sempre meglio che non fare nulla, e questo ci spinge anche ad aver fiducia nell’importanza di condividere la propria scelta etica con un’altra persona, e poi un’altra ancora, perchè un’ondata di consapevolezza possa spazzare via come uno Tsunami il vecchio e ingiusto modo di vivere le cose, senza andare oltre il bordo del proprio piatto, pensando solo a vivere come burattini ingordi, egoisti e senza coscienza.

A dire il vero me l’ ero immaginata diversamente. Pensavo che sarebbe stato più facile. All’ inizio del mio esperimento pensavo già di sapere come sarebbe andata a finire. Più o meno così: vivere in generale con maggiore attenzione, mangiare molta meno carne, forse la metà di quella che ho sempre mangiato, e solo proveninente da allevamenti ecologici. Purtroppo , però, percorrere una strada è una cosa completamente diversa dal conoscerla. E a volte ci si accorge di aver valicato un confine soltanto quando ci si ritrova dall’ altra parte. E allora è troppo tardi. Confrontarsi con i dati degli  allevamenti intensivi e dei mattatoi non è un viaggio da cui si possa tornare per raccontare le proprie avventure seduti accanto al caminetto, riprendendo la vecchia vita di prima. A volte, quasi quasi, mi piacerebbe che fosse così. Mi piacerebbe che fosse stato solo un incubo, che un polpettone tornasse ad essere un polpettone e una grigliata un’ occasione per divertirsi; non so cosa darei per mordere una salsiccia arrostita senza che, da qualche parte, in luoghioscuri, ci sia stato un carico di sofferenza di settimane e di mesi per offrirmi il piacere di dieci minuti. Purtroppo, però, adesso so come stanno le cose, e questo significa che non potrò mai più vivere e mangiare come prima.”

Karen Duve

karen duve

Un libro che fa riflettere, con ironia. E che cambierà il nostro modo di pensare.